Dicembre, in tutta la penisola, non dimenticate di:

inverno

Qualunque sia la zona in cui si abita, qua­lunque sia il clima della regione in cui si vive, ci sono lavori e precauzioni che non possono essere tralasciati o rimandati.

Ri­cordate quindi di:

controllare i rampicanti, sia per quanto ri­guarda la stabilità dei sostegni, sia per quan­to si riferisce allo stato dei legacci che assi­curano i rami ai supporti. Questo soprattut­to nelle zone in cui, durante l’inverno, nevi­chi e/o tiri vento. La neve fa aumentare in modo considerevole il peso dei tralci e quin­di è opportuno che la pianta sia fissata in modo ben saldo, tanto da resistere al grava­me del manto nevoso;

per legare o rinforzare i rampicanti esistono diversi sistemi, ma quello sempre raccoman­dabile consiste nell’uso della rafia, proceden­do in questo modo:

come prima operazione si lega il pezzo di rafia al supporto, facendo in modo che ri­mangano liberi ai lati della legatura due pezzi di legaccio di eguale misura. Quindi, si prende il ramo, lo si avvolge con i due capi girati in senso contrario e poi si fa un nodo, lasciando un certo agio tra il ramo e il supporto (traliccio, pergolato o inferriata che sia). Questo agio farà sì che il ramo, pur ingrossando con il passare del tempo, non debba essere «strozzato» dal legaccio. Una legatura eccessivamente stretta potrebbe ral­lentare o impedire il normale passaggio del­la linfa e pregiudicare la formazione della corteccia che, nel punto della strozzatura, finirebbe per presentare un tessuto cicatri­ziale, una specie di solco entro cui il ramo manterrebbe per sempre le dimensioni ini­ziali, senza più svilupparsi.

Il tutto determinerebbe un sensibile rallen­tamento nella crescita della vegetazione po­sta al di là della strozzatura stessa.

Muschio, non solo per il presepe

muschio

In prossimità del Natale e dell’allestimento del presepe, non potevamo certo farci mancare un capitolo interamente dedicato al Muschio, ricercatissimo in questo periodo dell’anno proprio per la capacità di “riempire” l’opera d’arte natalizia per eccellenza.

Leggendo queste poche righe, tuttavia, vi renderete conto che il Muschio non è adatto solo come base per un bel presepe, ma può trovare svariati utilizzi sia in giardino che in vaso, se coltivato con le dovute attenzioni.

Cominciamo col dire che è una pianta appartenente alla famiglia delle Briofite, che cresce e prolifica in luoghi umidi, quali il sottobosco, le rocce, i muri esposti per lo più a nord. In realtà, alcune varietà di Muschio si possono trovare anche in luoghi estremamente soleggiati, purché l’ambiente sia ricco di acqua.

Alberi monumentali: il Castagno dei Cento Cavalli

castagno dei cento cavalli

Comincia oggi il nostro viaggio alla scoperta degli alberi monumentali più belli d’Italia, nella speranza che l’argomento stuzzichi la curiosità del lettore e lo porti ad ammirare da vicino gli esemplari descritti.

Prima di tutto occorre sfatare il luogo comune che vuole l’albero monumentale di eccezionali dimensioni, visto che ci sono anche altre caratteristiche che possono conferire alla pianta tale “titolo”, come ad esempio la longevità, la rarità o la rilevanza storica.

In Italia sono presenti circa 22mila alberi che rispondono ad almeno una di queste caratteristiche, 2mila dei quali di grande interesse, fino a scendere ai 150 esemplari con valore storico e monumentale. Il più famoso è senza dubbio il Castagno dei Cento Cavalli, attrazione principale del Parco del’Etna, nel Comune di Sant’Alfio.

Aro, curiosità ed utilizzo

aro

II nome scientifico di queste simpatiche pian­te deriva da una singolarissima proprietà de­gli Arum, ossia quella di emettere calore durante la fioritura. Infatti, Arum deriva dal greco aron che significa «caldo», «calore».

Le bacche dell’aro, invece, vengono chia­mate con una definizione abbastanza sini­stra, quella di: «bacche della vipera», op­pure «cibo della vipera» e anche «bac­che veleno». La ragione di questi attributi è ignota e non trova alcun riscontro scientifi­co, tuttavia è bastata per gratificare i frutti dell’aro di una nomea poco rassicurante, tanto che in molte località si provvide a di­struggere sistematicamente queste specie ri­tenute quanto mai malefiche e per questo utilizzate in gran copia dalle fattucchiere per la preparazione di filtri mortali.

Piante “inventate” (seconda parte)

rapa bianca

Prima di darvi un’ultima dritta sulle piante inventate, tanto carine quanto poco costose, voglio aggiungere ancora una cosa in merito alla cura della Patata americana di cui abbiamo parlato nel post di ieri  “Piante inventate (prima parte) “

Con il passare dei giorni, sia perché la patata assorbe molta acqua, sia per la naturale evaporazione, è necessario continuare ad aggiungere acqua, affinchè il suo livello rimanga costante. Un bel giorno, dalla parte inferiore del tubero cominceranno a spuntare le radici, mentre la parte superiore della patata americana lascerà apparire le gemme che, in breve, si trasformeranno in rami e foglie.
La bella pianta ricadente durerà per vari mesi, sicuramente per tutto l’inverno, purché si abbia cura di sistemarla in buona luce, lontano da fonti di calore, evitando nel modo più assoluto di rinnovare completamente la acqua, ma limitandosi ad aggiungere di volta in volta  la quantità mancante.

Nepeta Cataria, la pianta amica dei gatti

nepeta cataria

Per chi possiede degli animali domestici, in special modo un gatto, non sempre è facile avere un bel giardino curato, a causa dell’eccessiva esuberanza del nostro amico a quattro zampe, che spesso si traduce in vera e propria devastazione del nostro angolo verde.

Come conciliare quindi il desiderio di avere un bel giardino fiorito con la voglia di possedere un amico felino? Semplice, basta piantare una Nepeta Cataria, una pianta estremamente amata dai gatti per alcuni effetti particolari che influiscono sulla loro psiche.

Si tratta di una pianta erbacea che cresce generalmente in terreni incolti, pur sopportando magnificamente la coltivazione domestica. Ha foglie ovali, opposte e dentate, di colore verde sulla pagina superiore e bianco in quella inferiore per via della peluria che le ricopre su tutta la superficie. I fiori sono bianchi o azzurri, riuniti in spighe terminali. Ma veniamo all’argomento che maggiormente ci interessa: perché è tanto amata dai nostri amici gatti?

Il giardino Zen

giardino zen

Secondo la dottrina buddista, il giardino Zen è un luogo che simboleggia gli elementi naturali e facilita la meditazione comunicando calma e serenità. Non si tratta quindi di un semplice ornamento e la sua creazione e la  “manutenzione” presuppongono una adeguata conoscenza della filosofia orientale. Ciò premesso, il più semplice e noto dei giardini zen è il karesansui, detto anche giardino giapponese in stile paesaggio secco, composto da due soli elementi: la sabbia, che simboleggia l’oceano e le pietre  che rappresentano la terra, la vegetazione e gli animali marini sacri.

Nato in Giappone molti secoli fa, il giardino zen è sempre stato associato alla spiritualità buddista, tuttavia fu solo nel VI secolo d. C. che cominciò ad evolversi e ad assumere la valenza con la quale lo conosciamo oggi, quando cioè cominciò ad avere dimensioni maggiori, in modo che fosse possibile accedere al suo interno oltre che passeggiarvi intorno durante la meditazione, e i sacerdoti Zen cominciarono ad assegnargli la funzione di guidare verso una comprensione più profonda della dottrina.

L’importanza delle etichette nella semina

etichette per piante

Qualunque sia il metodo impiegato, il tipo di contenitore e la stagione, è indispensabile affiancare la semina con un’etichetta sulla quale risulterà la data, il nome del genere, della specie e della varietà. In commercio si trovano etichette di diversa forma e grandezza, da legare ad un ramo o atte ad essere conficcate in terra.

Le più adatte per il giardino sono quelle ritagliate da fogli semi rigidi, in modo da risultare consistenti ma anche flessibili; i vivaisti, invece, usano etichette più leggere e strette, fessurate in modo da poter essere fissate a un ramo formando quasi un nodo scorsoio. Se si utilizzano etichette di plastica flessibile o rigida, le note potranno essere scritte a matita nel lato non lucido della plastica. Per garantire l’aderenza, la stessa cautela dovrà essere osservata se la scritta viene impressa su nastro autoadesivo.

Le erbe aromatiche di Ottobre

erbe aromatiche

Le erbe e gli aromi che utilizziamo in cucina per le nostre pietanze provengono da vere e proprie piante dall’aspetto molto  particolare,  scopriamo insieme quelle che fioriscono in questo periodo.

IL CROCO
Dal bulbo di una particolare specie di Croco (Sativus) sbocciano dei fiori lillà e profumati, dai quali si ricava lo zafferano, una delle sostanze aromatiche e coloranti più note e diffuse in gastronomia. Lo zafferano si ricava dall’essiccamento degli stimmi rosso-arancio del croco suddetto, stimmi coperti della nota polvere.

Si coltiva con facilità, come le altre bulbose a fioritura autunnale, ossia interrandole verso la fine agosto, in terra soffice e un po’ sabbiosa, ben concimata. I bulbi dei crochi da cui si estrae lo zafferano si coltivano industrialmente soprattutto in Puglia e Calabria; per avere un etto di zafferano occorrono gli stimmi di ben 20.000 fiori; attualmente, gran parte dello zafferano posto in vendita è di origine sintetica.

Come dicevo prima, lo zafferano, serve a colorare risotti, dolci o altre vivande e trova impiego nei liquori o nella preparazione di vivande da conservare sott’olio.

Il roseto comunale di Roma

roseto comunale roma

Il roseto comunale di Roma sorge attualmente su un’area che ospitava il capitolino cimitero ebraico prima che questo fosse trasferito al Verano, ossia sulle pendici dell’Aventino, appena sopra il Circo Massimo. Sembra che questo sito fosse dedicato al culto dei fiori sin dal III secolo a.C. poichè, secondo quanto riportato da Tacito negli Annales, nei suoi pressi sorgeva un tempio dedicato alla dea Flora e che sin dal ‘600 ospitasse esclusivamente orti e vigneti.

Il roseto si estende su una superficie di 10.000 metri quadrati e ospita al suo interno 1.100 specie di rose provenienti da tutto il mondo: fra le più interessanti, almeno dal punto di vista botanico, la rarissima Rosa chinensis viridiflora, dai petali verdi e la Rosa chinensis mutabilis, che cambia colore sette volte in cinque giorni: dal bocciolo rosso fiorisce infatti un esemplare prima arancione, poi giallo, che diventa color crema, rosa chiaro, rosa intenso e infine cremisi. Sicuramente da non perdere, anche la maleodorante (strana caratteristica per una rosa!) Rosa foetida, proveniente dalle impervie montagne del Caucaso. Mentre fra le rose antiche, spiccano senza dubbio le rose Damascene e le rose Galliche.

Le bacche di acai

acai-berry

La bacca di acai (pronuncia assaì), nota anche come acai berry, è il frutto di un tipo di palma, l’acaizero, il cui nome botanico è Euterpe Olaracea Mart e che cresce spontanea solo nella Foresta Amazzonica, soprattutto nelle paludi e nelle zone alluvionali. Si tratta di una palma molto sottile che può raggiungere anche i 25 metri di altezza.

Le bacche di acai sono praticamente prive di buccia, piccole e tonde di colore violaceo, quindi molto simili al mirtillo, e crescono in pannocchie poste sulla sommità della piante che arrivano a contenerne anche un migliaio. Alla raccolta dei frutti si procede in piena notte tra i mesi di Luglio e Dicembre.

Mentre un tempo era diffusa solo in Brasile e negli altri paesi dell’America latina, dove viene impiegata per la preparazione di pietanze come zuppe e gelati, oggi la bacca di acai berry è ampiamente conosciuta in tutto il mondo, incluso il nostro paese dove viene commercializzata sin dal 1997 sotto forma di tavolette, beveroni e pillole (ma è facile trovare anche la polpa congelata).

Piante velenose….occhio!

occhio alle piante velenose

Naturalmente per degli adulti responsabili è solo una semplice curiosità possedere una pianta tossica, ma, per essere più prudenti è molto meglio non coltivare piante di tale pericolosità se avete animali e bambini. In ogni caso, se proprio le volete, bisogna assolutamente che teniate queste piante fuori della loro portata e comunque non consentire mai ad un bambino di mangiare le bacche, masticare foglie, succhiare gambi di qualche pianta d’appartamento, in quanto nella maggior parte delle piante velenose, oltre alle bacche è anche pericolosa la linfa del gambo;

Anche piante non propriamente velenose possono procurare guai: per esempio, le foglie della familiare edera, se vengono ingerite in piccola quantità, hanno uno spiacevole effetto purgativo, mentre in grande quantità possono produrre un eccessivo stimolo e persino difficoltà di respirazione fino ad arrivare a provocare il coma nelle persone allergiche.

Le bellissime, marmoree foglie, color verde e bianco, della dieffenbachia contengono una linfa estremamente irritante. L’eventuale assaggio di una piccola parte può causare un doloroso gonfiore alla lingua e alla bocca creando grave difficoltà nel mangiare e nel parlare.

Tecniche di propagazione: la margotta

margotta

La margotta è una tecnica di propagazione delle piante, usata in alternativa alla talea, che si basa sul far radicare un ramo ancora attaccato alla pianta madre. Una volta scelto il ramo da far radicare, va incisa la corteccia con un coltello, e asportato un anello all’incirca dell’altezza del diametro del ramo; una volta tolta la corteccia, va cosparso sulla parte rimasta un ormone radicante, e poi va circondato con il terriccio o con la torba.

A questo punto, il resto dell’anello senza corteccia con il terriccio va avvolto in un sacchetto di plastica scuro in modo da conservare l’umidità necessaria per far avvenire la formazione delle radici, anche se ogni tanto bisognerà comunque bagnare il terriccio con una siringa. Quando il sacchetto sarà pieno di radici, bisognerà separare il ramo della pianta madre e metterlo a dimora n un vaso. Il periodo migliore per propagare le piante con la tecnica della margotta è maggio-giugno, perché le temperature sono più alte e stabili.